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Si sono lacerate le bolle papali

12 Diciembre, 2013 | | Tema: AA-caninfoDOLOR, AA_COPERTINA, ARGOMENTI, BlogDiario Magazine

Sigillo in piombo del Papa Urbano V (1362-1370). Detto anche bolla, con il tempo il termine è passato ad indicare l’intero documento che convalidava.

Mondo Oggi, 12.12.2013
Sì, sembrano essersi lacerate le bolle papali, nel senso letterale del termine.
I più maliziosi non mancheranno di intravvedere un doppio senso nella frase, ma seraficamente spiegherò di quali bolle stiamo parlando.

In modo più consistente a partire dal XIII secolo, ma già nel periodo precedente, il Pontefice era solito emanare comunicazioni ufficiali dette bolle papali (o bolle pontificie), che prendevano questo nome dal sigillo personale che il Papa vi apponeva, di solito in piombo e raramente in oro, chiamato bulla per il suo aspetto.

Ai giorni nostri, per bolla si intende una comunicazione scritta del papa in veste di “episcopus servus servorum Dei” (Vescovo servo dei servi di Dio), e quindi dotata di infallibilità.

Non vogliamo certamente paragonare i comunicati stampa del Vaticano oppure i twitt del Papa con le bolle del passato, ma è innegabile che ci sia anche una enorme differenza tra l’umiltà di Papa Francesco e la mondana spregiudicatezza di molti suoi predecessori, specialmente di quelli vissuti nei secoli scorsi.
E se anche lui dovesse emanare una vera e propria bolla, vecchio stile, sarebbe sicuramente diversa da tutte quelle che l’hanno preceduta. Sarebbe una lacerazione rispetto al passato, in perfetto stile Bergoglio.

Per ora, una bolla che sicuramente si è lacerata è quella che circondava la Chiesa come istituzione. È come se la vita dei pontefici fosse stata fino alla nomina di questo Papa avvolta da una bolla protettiva, una specie di campana di vetro, che lui è riuscito a frantumare.

L’investitura come uomo dell’anno da parte della rivista Time è scaturita non da quello che lui ha detto o scritto, ma da ciò che concretamente, e con coraggio, ha fatto.

Per citare soltanto alcune delle iniziative portate avanti ricordiamo che ha ripreso l’opera di Papa Wojtyła di avvicinamento delle religioni.
Nei nove mesi di pontificato ha dato speranza a così tanta gente non semplicemente con belle frasi, ma con gesti, e sta facendo cose che i suoi predecessori papi hanno finto di fare, adempiendo ad una formalità, oppure non si sono nemmeno sognati di fare, nonostante Gesù Cristo, che hanno rappresentato, le avesse fatte.

Papa Francesco ha rinunciato, primo fra tutti i Papi, a tanti privilegi che il passare dei secoli ed il trasformarsi della società non avevano mai messo in discussione, ma anzi avevano fatto lievitare.

Ha avuto gesti di vicinanza concreta per i carcerati, gli extracomunitari, i malati, tanto da non esitare ad abbracciare pubblicamente anche chi era sfigurato dalla malattia.
Ha manifestato la propria inadeguatezza nel giudicare divorziati e donne che hanno abortito, categorie che fino ad ora la Chiesa aveva allontanato da sè ritenendo che si fossero macchiate di colpe imperdonabili.

Ecco la bolla che Papa Francesco ormai ha rotto e che, se anche molti cercheranno di ricreare, non sarà mai più quella di prima. Almeno nel cuore della gente semplice.

© 2013 Dolores de La Press
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Fonte: SalaStampaEu
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